Bitcoin, l’Italia supera Francia e Spagna nel possesso attuale
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Il 10% degli italiani possiede attualmente Bitcoin, secondo una nuova indagine condotta dall’istituto Selvitys per conto di Bitstack. Il dato va distinto da una formulazione più ampia circolata insieme ai risultati – quella di italiani che «hanno o hanno avuto» Bitcoin in portafoglio – che include anche chi ha detenuto l’asset in passato e non coincide con il possesso attuale riportato nella tabella comparativa dello studio.
Nel confronto europeo, il possesso attuale di Bitcoin è del 10% in Italia, dell’8% in Francia e del 9% in Spagna, un dato che ridimensiona la narrativa di un’adozione italiana marginale rispetto ai principali mercati continentali. L’indagine, condotta su un campione di 2.000 persone tra i 18 e i 64 anni tramite questionario online autosomministrato, restituisce anche informazioni su composizione anagrafica, genere e ruolo di Bitcoin nel portafoglio complessivo.
Bitcoin come primo investimento e peso nel portafoglio
Per il 35% dei possessori italiani, Bitcoin ha rappresentato il primo investimento finanziario mai effettuato, includendo nel conteggio anche gli asset tradizionali. La quota sale al 49% tra i possessori di 25-34 anni e scende al 14% nella fascia 45-54 anni, un divario che conferma una linea di demarcazione generazionale netta nell’accesso ai mercati finanziari.
Il possesso di Bitcoin non risulta isolato dal resto del portafoglio: il 96% dei possessori detiene almeno un altro prodotto di risparmio o investimento. Il 44% mantiene anche un conto di risparmio, il 37% investe in azioni e un ulteriore 37% in oro – segno che l’esposizione a BTC si inserisce in strategie diversificate piuttosto che sostituirle. Sul fronte dell’allocazione, il 67% dei possessori tiene Bitcoin sotto il 10% del patrimonio finanziario totale, mentre per circa un terzo l’asset supera questa soglia e per il 4% costituisce l’unico investimento in essere. Questo aspetto della finanziarizzazione crescente di Bitcoin si inserisce in un contesto più ampio, come mostra anche l’espansione di strumenti tradizionali che integrano asset digitali, un fattore che tende a facilitare l’accesso per investitori meno tecnici.
Il divario di genere e la conoscenza dichiarata
I dati Bitstack segnalano uno scarto significativo tra uomini e donne, non tanto nella consapevolezza dell’esistenza di Bitcoin – 92% degli uomini e 93% delle donne dichiara di averne sentito parlare – quanto nell’interesse attivo e nella conoscenza percepita. Il 23% degli uomini afferma di saper spiegare Bitcoin, contro il 10% delle donne; un’immagine positiva dell’asset è condivisa dal 35% degli uomini e dal 26% delle donne, mentre il possesso effettivo si attesta rispettivamente al 13% e al 7%.
Questo scarto tra conoscenza superficiale e comprensione dichiarata riguarda l’intero campione italiano, non solo la componente femminile: il 93% ha sentito parlare di Bitcoin, ma la quota di chi dichiara di saperlo spiegare resta minoritaria in entrambi i generi.
Il confronto con Francia e Spagna
Sul piano europeo, l’indagine mostra livelli di awareness pressoché omogenei – 93% in Francia e Italia, 95% in Spagna – ma differenze più marcate sul ruolo di Bitcoin come primo investimento: 35% in Italia, 33% in Francia, 28% in Spagna. Questi tre indicatori, presi insieme, delineano un’Italia allineata ai vicini europei sulla notorietà del prodotto ma leggermente più avanti sull’effettiva conversione in possesso e primo investimento.
Va precisato che questi dati riguardano specificamente Bitcoin e la metodologia Selvitys. Il quadro complessivo dell’adozione, comunque, si inserisce in una tendenza più ampia che vede anche altri contesti nazionali – dal caso di El Salvador e le sue riserve statali in Bitcoin – muoversi su logiche di adozione molto diverse da quella retail italiana, utile come termine di paragone sulle differenti velocità di penetrazione dell’asset a livello globale.
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